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#Appunti di una libraia# strega, Jane Eyre



Mi ha fatto veramente piacere vedere che le scelte via sondaggio, sui diversi social, riguardante quale libro avrei potuto trattare tra diversi mostrati, siano ricadute su un’autrice vissuta in un tempo in cui, più di oggi, non mancavano i condizionamenti verso le donne. Donne viste come nutrici, dedite alla casa e al "salotto" ed escluse spesso dall’istruzione o dal lavoro editoriale, nonostante molte come Charlotte Brontë facessero le insegnanti private e avessero mostrato di essere non solo coinvolte ai salotti ma che fossero, primo fra tutti, delle donne acculturate, creative, indipendenti.



Tante autrici inglesi riuscivano a pubblicare, almeno inizialmente, solo sotto pseudonimo.

Charlotte e le sue due sorelle, sempre scrittrici, Emily e Anne, si sostenevano nelle scritture, si motivavano, criticavano in modo costruttivo, spalleggiavano l'una con l'altra.

Il coraggio nella scrittura dell'epoca sicuramente non è mancato a nessuna delle tre, spesso criticate per le loro opere, con linguaggio forte per l'epoca, con immagini e situazioni cupe e misteriose, per molti non consone a "penne" femminili. Tre donne che se vissute di più, avrebbero sicuramente espresso ancora meglio le loro doti evolvendo in modo ancora più positivo nelle loro storie. La passione è una dote che, dalla penna di Charlotte, arriva dritta, tra pancia, basso ventre, cuore. Una scrittura che ti prende mentalmente nonostante un linguaggio inglese tipico dell'800. Questa opera ha qualcosa di diverso rispetto molte altre dell'epoca.


Jane Eyre è un romanzo che esce dai binari delle solite dinamiche presenti nei romanzi inglesi. Non c'è solo una banale storia d'amore ma c'è passionalità femminile, un certo velo di mistero, una follia nascosta nel silenzio ma che fa tremare muri. Ciò che si nasconde e non si conosce, spesso spaventa. La protagonista si rivolge direttamente al suo lettore. Si racconta, Jane Eyre, esce dai cliché dell'epoca e mostra quanto una donna possa essere indipendente e forte, passionale, determinata e consapevole del proprio valore, per nulla dipendente da un uomo. Tra le pagine si legge molto di autobiografico, della stessa Charlotte. Se provate a leggerlo e poi a saperne di più sulla sua vita, scoprirete molte cose in comune tra personaggio e autrice.


Il lettore viene trasportato nelle emozioni di Jane da quando orfana si ritrova per nulla accettata a casa della zia, alla morte della sua amica, fino al diventare istitutrice di Adele.

Ed è proprio del papà di Adele, il padrone di casa, che Jane si innamora, ma un segreto viene rivelato il giorno delle loro nozze. Un segreto che viene custodito tra le mura di questa casa.

Il lettore viene assorbito dai contorni cupi e psicologici di questo segreto che distingue il romanzo da molte altre autrici dell'epoca.


Ritieni che la trama possa incuriosirti?

Parliamo di noi... Quale cliché limitante sei riuscito/a ad abbandonare dalla tua vita?

Per me, personalmente, uno dei cliché che ho abbandonato è quello che una donna debba dipendere economicamente da qualcuno. Ed effettivamente ho iniziato a lavorare abbastanza presto. Con il passare del tempo, però, ho anche compreso che è giusto chiedere supporto quando si ha bisogno e che spesso, nell'accettare e comprendersi, consapevolizzare un momento che si sta vivendo, giace la vera forza interiore, ma anche l'amore, che è condivisione, nel bene e nel male. Ho imparato che proprio perché sono donna, non devo o voglio più nascondere sentimenti, follie, desideri, e che anzi... bramo per realizzarli. D'altronde ne ho pieno diritto.


Se hai letto Jane Eyre e vuoi condividere con me qualcosa che ti ha appassionato, una semplice e pure sensazione che ha suscitato in te, sono lietissima di leggerti.


*** Strega libraia ***


 
 
 

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